Quello che vedete in foto qui sopra è la Traumathèque, un lavoro del 2002 firmato da Christophe Berdaguer e Marie Péjus, duo di artisti francesi residenti a Marsiglia. L’installazione, presentata in diverse mostre in Francia, è composta da una poltrona, delle cuffie e un televisore a cui è collegato un videoregistratore.
Senza l’intervento attivo del visitatore, questo insieme di oggetti rimane inanimato e, fondamentalmente, privo di senso. Allo spettatore infatti viene chiesto di accomodarsi sulla poltrona posizionata davanti allo schermo di un televisore non sintonizzato, che trasmette semplicemente neige éléctronique, una schermata di puntini bianchi e neri.
In seguito, dopo aver inserito una cassetta vuota nel videoregistratore e ad aver premuto il tasto REC, lo spettatore indossa le cuffie e segue le indicazioni trasmesse da una voce registrata che, come in una seduta di ipnoterapia, serve da guida.
Quest’ultima invita a visualizzare nella mente le immagini che corrispondono ad un trauma passato, senza verbalizzarle, durante la registrazione della videocassetta. Finita la “seduta”, la cassetta viene etichettata con il nome del visitatore e riposta, con le altre, in un apposito archivio che dà il nome all’opera.
Qual è l’interesse di un lavoro del genere, che viene alimentato, ad ogni sua esposizione, dal contributo dei visitatori?
La Traumathèque non è un’opera di arte-terapia, come spiega Christophe Berdaguer nell’intervista che potete ascoltare qui. Lo scopo degli artisti infatti non è quello di curare il visitatore da un male, ma di operare una riflessione sul potere delle immagini.
Le videocassette archiviate, infatti, non contengono altra immagine che la riproduzione della neige éléctronique trasmessa dal televisore. Tuttavia, simbolicamente, esse accolgono le immagini mentali suscitate dalle parole della guida sonora nella psiche di chi ha preso parte all’installazione. E queste immagini dolorose, allontanate dalla mente e immagazzinate nelle videocassette con una funzione catartica, sono vere quanto quelle reali, perché si riferiscono ad eventi traumatici realmente vissuti.
Con la Traumathèque, Berdaguer e Péjus riescono a trasformare un’immagine mentale, priva di confini fisici tangibili, in un oggetto concreto (la videocassetta). Si tratta quindi, attraverso il transfert simbolico di un’esperienza realmente vissuta, della costruzione di uno spazio di memoria fisico e, in sintesi, della conferma del potere della fiction nell’arte.
La Traumathèque, la forza delle immagini
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