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Corso: Cosa ne pensi dei conflitti politici?

Burroughs: I conflitti politici sono solo manifestazioni esteriori. Alcune forze, se sorgono conflitti, mirano a mantenere il conflitto in atto perché sperano di trarre profitto dalla situazione. Starsi a preoccupare della manifestazione esteriore dei conflitti politici vuol dire commettere l’errore del toro nell’arena quando carica il panno rosso. Questo è il ruolo della politica, ti insegna a riconoscere il panno proprio come il torero lo insegna al toro, gli insegna a seguire, a ubbidire al panno.

Ginsberg: Cos’è la morte?

Burroughs: Un raggiro. È il raggiro del tempo della nascita e della morte. Non può andare avanti ancora a lungo, troppa gente se ne sta rendendo conto.

Ginsberg: Che opinione hanno Cuba e il FNL dei poeti?

Burroughs: Tutti i movimenti sono fondamentalmente contro la creatività… e questo perché un movimento politico è una forma di guerra. “Non c’è posto qui per sognatori privi di senso pratico”, questo è ciò che dicono sempre.

Corso: E riguardo agli arabi… come se la passano?

Burroughs: Sono immobilizzati in migliaia d’anni addietro e pensano di uscirne attraverso un apparecchio TV.

[William Seward Burroughs, WSB Interview 1961]

Theory #6 – William Seward Burroughs

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Si dice che le migliori storie inizino quando si esce dalla porta della propria casa e quando accade qualcosa che il buon senso non definirebbe normale.

Si dice “Guarda quello! Chissà qual è la sua storia?” quando capita di vedere un barbone.

Gli homeless, per definizione sono usciti dalla propria casa, e quello che li rende speciali è che non sono più tornati indietro.

A rigor di logica, quindi, le storie dei barboni dovrebbero essere le migliori.

Adottiamo questa logica, rendiamola ricerca e poi documentario.
Il risultato sarà puntuale, rigoroso, scientifico. Ma non sarà mai solo uno schema.
Tutto ciò che riguarda senzatetto, disadattati, malati di mente, non può esimersi dal racconto: spiegare le connessioni, usare parole, immagini e musica oltre i numeri, per presentare una realtà, non complessa, ma completa.

Athome è un progetto scientifico, con una base statistica e un obiettivo sociale: far vedere la condizione in alcune città del Canada, delle persone con disabilità mentali che vivono in strada.

Il risultato di questa ricerca è un viaggio.

Non poteva essere altrimenti.

http://athome.nfb.ca/

ATHOME%22

- Se vabbè!”

- Ma sì! Facciamo sto gioco, a livello globale, in cui tutte le persone al mondo sono connesse, e che trasforma la vita reale in un gioco virtuale. Capito!? Una roba che unisce social, realtà aumentata e gioco…”

-..Bhummm! L’hai detta grossa!”

Detta e fatta grossa. Google con Ingress.com ha alzato l’asticella dell’integrazione tra reale e virtuale.

Vi ricordate second life? Aggiungetegli un po’ di divertimento, il fatto che le persone sono di pelle e ossa e che non sempre si conciano come pupazzi giapponesi.

Ora prendete Facebook e a tutte quelle persone vere, oltre all’uso del pollice verso e del pettegolezzo, dotatele di braccia, gambe e di una vita più dinamica.

Ora pensate alla realtà di tutti i giorni. Sappiamo tutti che non è la cosa più divertente che ci sia e che qualche volta avrebbe bisogno di un brivido in più.

Ingress.com è tutte queste cose insieme: idee, dinamiche e creatività.
Non per portare acqua al mulino di Lato2 ma, idee, dinamiche e creatività sono gli ingredienti di ogni struttura narrativa.
Dentro Ingress si è sì nella propria vita, fatta di scelte e obiettivi individuali, ma si è anche in una specie di serie tv tipo Lost, con intrecci e punti di svolta comuni.
Non c’è una storia già scritta ma ci sono tutti i presupposti narrativi per far sì che qualcosa accada.
Creare le storie è fondamentalmente questo: fare in modo che le vite delle persone si intreccino.

Se funzionerà, in un mondo ideale in cui le persone rispondono agli stimoli migliori piuttosto che a quelli cui sono abituati, Ingress farà sembrare Facebook il passato, e finalmente lo farà chiudere.

- Se vabbè!

http://subitodopoiltramonto.me/2012/11/21/we-got-hd-camera/
PROGETTI #4: SDT - SI COMPRA LA CAMERA HD

Intanto sul progetto SDT, ci attrezziamo con camera HD per la storia di Federico & Abel. We are going on…

TOOLS #7: Shot Designer APP

It is a truism to day that we live in a “remix culture.” Today, many of cultural and lifestyle arenas – music, fashion, design, art, web applications, user created media, food – are governed by remixes, fusions, collages, or mash-ups. If post-modernism defined 1980s, remix definitely dominates 2000s, and it will probably continue to rule the next decade as well.
Manovich, Lev. What comes after Remix? 2007.

 

SUNDAY LECTURES #5: LEV MANOVICH, REMIX CULTURE

Sublimare. Scusate l’eccesso ma credo che Gustaf Mantel (alias “If we don’t, remember me”) abbia sublimato le gif.

Prima di tesserne le lodi ho addirittura aspettato (ho scoperto il suo tumblr 2 anni fa). Ho pensato fosse solo un’idea geniale che si autocombustionasse in poco tempo; invece è andato avanti e alla base di questo progetto ho visto quella maniacalità tipica delle cose migliori.

IWDRM non si è limitato a fare gif divertenti, ben fatte o come si potrebbe dire di tante altre gif “Fighe!!”. A mio parere è andato un po’ più “su”, senza per fortuna andare oltre: il mezzo è rimasto quello, la forma si è sublimata.

Staticità imperfetta, istanti asicroni, quadratura spazio temporale, riflesso di noia. Definizioni di questi lavori potrei darne tante, quindi è meglio che non ne dia nessuna.

Mi limito a descriverle giusto per finire e dare un senso a questo articolo.

Gustaf ferma momenti apparentemente vuoti di film d’autore e crea una gif: grazie ad un montaggio perfetto, senza stacchi, l’immagine sembra non fermarsi mai. L’immagine diventa un video, un film.

Ed ecco il senso di questo articolo di Lato 2:  qui si vuole trattare di quanti sono i modi per raccontare una storia.

Bhe! Si può creare anche stando fermi o quasi.

http://iwdrm.tumblr.com/

In subito dopo il tramonto si procede con la sceneggiatura del fumetto. We are going on guys…

http://subitodopoiltramonto.me/2012/11/13/si-va-avanti-con-la-sceneggiatura-del-fumetto-davide-diego-per-ora-diego-che-entra-nel-suo-ufficio-e-guarda-dalla-finestra/