Reality. Ma non nel senso che state pensando. Ma reality come verità. Di quella nuda e cruda. In video. Chi ha visitato la sua ultima personale in Italia, andata in scena nel 2005 alla Fondazione Prada di Milano, non avrà di certo scordato il video Western Deep, in cui Steve McQueen aveva ripreso con una super8 attimi di vita dei minatori della miniera d’oro più profonda del mondo (in Sudafrica), in una sequenza di immagini forti, rese ancora più incisive dall’assenza di parlato. Quest’anno, nel padiglione nazionale inglese, Steve McQueen ha presentato un video di tutt’altro respiro: Giardini, ambientato nei luoghi della Biennale quando la manifestazione si è conclusa e i luoghi, spettrali, sono colmi di immondizia e percorsi da cani neri e personaggi bizzarri. In entrambi i casi, McQueen privilegia riprese essenziali e momenti scelti casualmente, due elementi che danno allo spettatore l’impressione di trovarsi di fronte alla realtà e non all’illusione filmica.
Nel suo primo film a distribuzione cinematografica (Hunger) vincitore della Caméra d’Or al 61° Festival di Cannes (2008), l’artista inglese racconta la “blanket and dirty protest”dei detenuti politici nella prigione di Long Kash e il dramma dello sciopero della fame dell’attivista dell’IRA Bobby Sands, nel 1981.
Anche in questo film (che però non ho ancora avuto il piacere di vedere), il linguaggio di McQueen rimane essenziale e drammatico, non esprime alcun giudizio sui personaggi e la vicenda, ma induce lo spettatore ad una reazione forte.
Concludo questo breve post con le parole dell’artista, che spiegano il suo approccio alla realtà e alla macchina da presa: “Dopo molte ricerche, ho fatto video nelle più svariate locations, a partire da sotto al mio letto, fino alla miniera più profonda del mondo, in Sudafrica”.
Per ripercorrere la sua mostra personale alla Fondazione Prada, visitate il sito internet della fondazione.
Su youtube potete seguire una breve intervista dell’artista sul suo ultimo lavoro alla Biennale. La embeddiamo di seguito.
Qui potete leggere qualcosa di più sull’ultima videoinstallazione a Venezia e seguire ancora una volta la voce dell’artista. Infine, sul sito della Tate Modern trovate altre informazioni sulla sua carriera.



